Nella fibrillazione atriale gli atri, le due cavità superiori del cuore, smettono di contrarsi in modo ordinato e "fibrillano". Il battito diventa irregolare e spesso più rapido.
La sua frequenza cresce molto con l'età: è rara nei giovani ed è invece comune dopo i 75-80 anni. Può presentarsi a episodi che si risolvono da soli (forma parossistica), durare a lungo (persistente) oppure diventare stabile (permanente).
Il pericolo principale è che nel cuore, dove il sangue ristagna, si formino piccoli coaguli che possono raggiungere il cervello e causare un ictus. Per questo la diagnosi e la valutazione della terapia anticoagulante sono fondamentali, soprattutto nell'anziano.
Con gli anni il tessuto degli atri si modifica e il sistema elettrico del cuore diventa più vulnerabile: l'età è il principale fattore di rischio.
Pressione alta non controllata, scompenso cardiaco, malattie delle valvole e cardiopatia ischemica dilatano e affaticano gli atri.
Diabete, obesità, apnee notturne, BPCO, malattie della tiroide, insufficienza renale e consumo eccessivo di alcol aumentano il rischio.
Infezioni come la polmonite, interventi chirurgici, disidratazione o squilibri dei sali minerali possono far comparire un episodio.
Nell'anziano la fibrillazione atriale è spesso scoperta per caso, durante una visita o un elettrocardiogramma. Quando dà disturbi, i più comuni sono:
Palpitazioni con dolore al petto, svenimento o affanno grave, e i segni di un ictus (bocca storta, braccio debole, difficoltà a parlare), sono urgenze: chiama il 112 / 118.
Il primo indizio può essere un polso irregolare. La conferma richiede sempre la registrazione del ritmo cardiaco.
L'ECG a riposo registra il ritmo del cuore e conferma la diagnosi quando l'aritmia è presente al momento dell'esame.
Un piccolo registratore portato per 24 ore o più individua gli episodi intermittenti e valuta la frequenza cardiaca nella giornata.
L'ecografia del cuore valuta dimensioni degli atri, funzione del ventricolo e valvole, per inquadrare le cause e scegliere la terapia.
Emocromo, funzione renale, ormoni tiroidei ed elettroliti aiutano a trovare fattori scatenanti e a scegliere farmaci sicuri.
Gli obiettivi sono prevenire l'ictus, controllare i sintomi e trattare le malattie associate. Le scelte vanno personalizzate sulla persona anziana.
La terapia anticoagulante riduce in modo importante il rischio di ictus. L'età avanzata non è di per sé un motivo per rinunciarvi: il medico bilancia benefici e rischio di sanguinamento.
Farmaci che rallentano il cuore migliorano sintomi e tolleranza allo sforzo. Nell'anziano è spesso la strategia preferita.
In casi selezionati si tenta di riportare il ritmo normale con farmaci, cardioversione elettrica o ablazione.
In molti casi sì: proprio negli anziani il rischio di ictus è più alto e il beneficio della terapia è maggiore. La decisione spetta al medico, che valuta anche il rischio di sanguinamento, le cadute, la funzione renale e gli altri farmaci assunti.
Alcune forme, legate a cause temporanee come un'infezione, possono risolversi. Spesso però tende a ripresentarsi o a diventare stabile: l'obiettivo diventa allora conviverci in sicurezza, con terapia e controlli regolari.
Il medico di medicina generale prescrive ECG, Holter e visita cardiologica con impegnativa da prenotare tramite CUP, con ticket dove previsto. Alcune patologie cardiache croniche danno diritto all'esenzione per patologia e alcuni anticoagulanti richiedono un piano terapeutico redatto dallo specialista.
Scopri la Cardiogeriatria, la sub-specializzazione che unisce competenze cardiologiche e geriatriche nella cura della persona anziana.